|
Il filo della memoria è fatto di carte, fotografie e disegni che aiutano a fermare il tempo a beneficio di chi verrà, così che la storia possa prendere forma dagli avvenimenti conosciuti: dietro ogni registro o immagine c’è sempre un essere umano che ha annotato, archiviato o conservato quanto è accaduto.
In sostanza gli avvenimenti sono come perle di una collana e il filo che le tiene insieme è la capacità di tramandarne la memoria. Nel primo volume fotografico sostenevamo quanto sia difficile avere un’idea chiara delle perle e del filo che “fanno” la storia di Vidracco, perché da queste parti si è sempre pensato che i fatti importanti passassero dall’altra parte del Chiusella. Eppure, a ben pensarci, la storia la facciamo noi esseri umani, con la nostra vita quotidiana: solo che è difficile essere tanto lucidi da capire che le cose stanno così. Trascorso qualche decennio, poi, arriva qualcuno con la voglia di frugare nel passato, per comprendere meglio il presente e sognare una briciola di futuro. In questo volume gli scatti fotografici del bravo Enrico Formica sono dedicati alle persone, agli abitanti di questo angolo di mondo. Qui nella Val di Chy la storia è strettamente intrecciata alla vita di gente “normale” e le vicende delle persone sono legate, a loro volta, ai rispettivi mestieri. Tanta operosità è caratterizzata dallo sforzo quotidiano di rendere vivibile un posto dalle risorse limitate, prima per coltivare la terra e tenere gli animali, poi per avere strade buone tutto l’anno, senza essere costretti a fare troppi giri lunghi e faticosi per vendere le mele al mercato d’Ivrea.
La gente di qui ha costruito la propria storia decennio dopo decennio per uscire da uno spazio bello e tranquillo ma pur sempre angusto e poco considerato dal resto del mondo. Vidracco è stata terra di piccole attività estrattive e minerarie che non hanno mai portato alla “fortuna” che per secoli ha arriso all’alta Valle. L’arrivo della modernità, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento coincide con uno sviluppo finalmente più rapido, almeno rispetto ai secoli passati. Sarà anche un parallelismo ardito, ma questo paese è uscito dall’oblio una volta “fatta l’Italia”: i vidracchesi sfruttano ogni angolo di terreno, ogni terrazzamento più o meno assolato e così si mette in moto una piccola economia frutto di storie corali e, diversi decenni più tardi, il “fulminel”, la mela verde con le striature rossastre, di quelle toste e un po’ acidule, prende la strada del Nord per diventare sidro. Nasce, in sostanza, un’operosità popolare dalla quale emerge, di tanto in tanto, l’incredibile storia di personaggi che s’impegnano allo spasimo per avere successo, anche a costo di esportare altrove le loro capacità, per mutarle in economia robusta e alta creatività. |