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Martino Ceratto, “Titano del lavoro” |
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Prendiamo il caso del “Titano del lavoro”, del quale ora resta solo un piccolo busto sotto il porticato del Municipio. La sua è una storia da ricordare e non solo perché rappresenta bene l’idea del “migrante” che ha fatto fortuna all’estero. Martino Ceratto nasce a Vidracco il 22 ottobre 1886 e non è certo un bracciante destinato a consumarsi tra monti e colline francesi o nel buio di qualche miniera.
Alto, fisico asciutto, con un naso sottile e due occhi vigili e penetranti, di temperamento era uomo deciso e, come ricordano i discendenti, fu anche un padre particolarmente severo. Il suo riferimento filosofico, di vita, era incarnato nel pensiero di Voltaire e, infatti, amava citazioni del grande pensatore quali "La più gran politica è l'essere onesti", oppure "Il lavoro allontana almeno tre grandi mali: la noia, il vizio, il bisogno". Verso la fine dell’Ottocento si tuffa in Paesi lontani, conosciuti per storie di pirati e d’esploratori. Da Vidracco a Torino e poi in Cina, con i primi grandi cantieri stradali e ferroviari. Ce ne sarebbe già abbastanza per la trama di un film, addolcita dal matrimonio, nei primi del Novecento, con Emilia Sandri di Castellamonte, dalla quale avrà cinque figli. E’ curioso che proprio un vidracchese contribuisca alla creazione del mito della città della ceramica: a Castellamonte Martino apre ben due industrie ceramiche, la “Fabbrica Italiana Gres Ceramiche e Affini” e la “Società Ceramiche Canavesana”. E non si ferma lì: a Rivarolo è proprietario dello “Jutificio Ceratto”, poi acquista la tenuta agricola “Provanina”, vicino Feletto, che arriva ad avere centinaia di capi di bestiame. Il salto da grande imprenditore con la conoscenza di Paesi lontani a nobile sabaudo sarebbe così corto da essere facilmente profetizzabile: quanti ricchi imprenditori avrebbero venduto l’anima al diavolo pur di essere investiti di un titolo blasonato? La sua storia, già oltre gli schemi dell’ordinarietà, si arricchisce di un episodio che, da solo, meriterebbe un approfondimento: di certo si sa che Martino Ceratto rifiutò il titolo nobiliare di Conte e accettò quello di “Cavaliere” come riconoscimento per il lavoro svolto, sopratutto all'estero. Difficile non immaginare la soddisfazione, da lassù, del grande Voltaire, suo primo e autorevole ispiratore. Sempre nei primi del Novecento creò, con il fratello Giorgio, l’Impresa Ceratto di costruzioni, con sede a Torino: sarà proprio quest’attività a portarlo lontano, in terre ostiche e bellissime, delle quali subirà il fascino fino all’ultimo dei suoi giorni. Tra le perle della sua vita avventurosa, legate all’impresa di costruzioni nel periodo tra il 1905 e il 1940, è doveroso citare per prime le opere nella terra d’origine. |